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Collane di fiori, metodi, insicurezze croniche

Un’estate di qualche tempo fa’, ero ancora una bambina vestita di piquet bianco e nidi d’ape, ma già in età da poter contare su una fine manualità. Mia nonna si accorse di questo, mi prese con sé e mi insegnò a realizzare una collana di fiori di gelsomino. Mi portò sotto un rampicante profumatissimo, mi mostrò i fiori più adeguati al lavoretto – quelli quasi schiusi, non ancora aperti del tutto – mi dimostrò che per infilare il cotone nella cruna di un ago ci vuole fermezza e concentrazione. Imparai che si trova in ciascun fiore di gelsomino un piccolo preciso punto in cui l’ago si infila senza rovinare la corolla e a quel punto bisogna mirare per ciascun bocciolo destinato alla collana. Se ben fatta, la ghirlanda fiorisce durante la notte e dopo aver protetto dalle zanzare chi l’ha realizzata, al risveglio sarà pronta per essere indossata per qualche ora, prima di svanire.

Da allora, ogni volta che incontro rampicanti di gelsomino, se il contesto lo consente, realizzo collane di fiori, magari trovando la collaborazione di qualche nipotina: alibi perfetto per camuffare il desiderio di ricadere per qualche minuto in uno stato di fanciullezza fatata!

Questo passatempo meraviglioso e semplice, costruttivo ed elegante, lo troverete oggi etichettato come attività montessoriana. Sono diverse le attività di una volta che oggi vengono etichettate per tipologia, metodo, scopo, stimolo e quant’altro. Maria Montessori è stata un’educatrice straordinaria, non si può che riconoscerlo. Così altri pedagogisti che hanno lasciato il segno nella storia dell’educazione primaria. Su questo siamo tutti d’accordo.

Alla prima riunione del primo anno di scuola materna di mio figlio mi trovai tra lo spaesato e lo scettico ad ascoltare genitori accorati nel voler ottenere dalle maestre e dalla direttrice un nome – che fosse uno –  che definisse il loro metodo di insegnamento. Non essendo la scuola di mio figlio certificata da alcun metodo preciso, le maestre si prendono cura dei nostri bambini nel modo più classico immaginabile, ispirandosi ai metodi certificati, cogliendone il meglio, ma facendosi guidare sopratutto dalla passione per il loro lavoro. I bambini crescono bene, sviluppano le capacità previste dal loro livello di crescita e vanno a scuola contenti. Ma questo dato – per me il più rilevante – sembra passare in secondo piano.

Anche in ambito culinario, culturale, politico e sociale, siamo sempre più incastrati in un meccanismo di etichettatura quasi morboso che sta distogliendo la nostra attenzione dalla sostanza delle cose, dai contenuti, dalla realtà che ci circonda. Non sarà il caso di concentrarci un po’ meno sui nomi con cui definiamo accadimenti, tendenze e mode, e tornare a dare più peso ai contenuti pratici e concreti? Ne gioveremmo tutti. Grandi e bambini.

La vita è un’estate! E in certi casi ci regala un comodino che profuma di gelsomini.

A presto,

Nico.

 

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