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Di notti insonni, di galassie e di vecchi materassi di campagna

Talvolta di notte si vorrebbe tornare bambini, aprire la porta della stanza, trovarvi per magia il lettone dei genitori, e sentirsi come fosse sempre stato lì, infilarsi quatti quatti senza disturbare dal lato dei piedi e appollaiarsi in fondo e sì, dormire e fare bei sogni. Di stelle, vie lattee, unicorni e pianeti a forma di cuore.

Però il suo retroginocchio è pesantemente posato sul tuo collo e le dita di una sua mano intrecciate ai tuoi capelli quindi stai lì immobile con nonchalance a domandarti perché quella sera non abbia voluto dormire da solo, a ricostruire la giornata, ad osservare la linea dei suoi occhi chiusi, a far dei respiri musica.

Il dono più grande e difficile che si possa fare ad un figlio è cedergli la propria infanzia e stare al suo fianco da persona adulta, coraggiosa, invincibile, consapevole, sicura e rassicurante.
Trasformarsi, ai suoi occhi, in uno di quei vecchi materassi di campagna che con il tempo prendevano la sagoma della tua forma e ogni sera ti ci ritrovavi e dormivi e sognavi, al suono delle cicale.
Anche quando non ti va’ un granché!
Finché lo crederà.

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